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di Luciano Ledda

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LA VISITA ad Oliena

di Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella

con Gabriele D'Annunzio

 

 

Un itinerario tra cronaca e letteratura che, tappa dopo tappa, prende avvio dalla "bellezza di piombo" della città di Terranova (Olbia) per proseguire con Cagliari ("città mezza sarda, mezzo continentale, mezzo montanara, mezzo marinara"), l'"oasi africana" di Selargius, Villacidro ("un pezzo di Svizzera sarda"), Iglesias e Gonnesa, ed ancora Nuoro ("con una prepotenza femminile florida"), Oliena, Sassari, Alghero e Porto Torres. 

Questo fu il viaggio in Sardegna degli scrittori Gabriele D'Annunzio, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella, inviati nell'isola nel maggio 1882 dalle riviste "Capitan Fracassa" e "Cronaca bizantina".

     

 

I retroscena della visita

 

<<I vigneti solcano tutta l’immensa valle d’Isporòsile: ogni vite, come un chiodo, è infissa nel terreno dolomitico, rugginoso e arido; e non s’intende quali sostanze possano attingere le radici da questo pietrame friabile.

Ma la valle, dall’alba al tramonto, si arroventa come un forno e, per tutta l’estate, matura l’uva quasi in una temperatura condizionata: a mezzanotte le pietre sono ancora calde e a mezzogiorno per tutta la valle la luce è così densa che vi cola come miele.

Qui è forse il segreto del vino di Oliena. Ma gli antichi, che amavano stendere il mito anche sulle leggi inesorabili della natura, dicono che un re di Sardegna abbia dato l’anima al diavolo per avere in Oliena il vino più dolce del mondo.

E c’è riuscito, dicono tutti quelli che lo bevono. D’Annunzio amava dire di sé: “Io, il più grande poeta bachico, sono astemio”. Ma il vino di Oliena ha il vanto che non ha nessun altro vino al mondo: ha ubriacato il Poeta delle Laudi. Fu nell’estate del 1882 che D’Annunzio, con Pascarella e Scarfoglio, si recò in Sardegna per dare ai lettori del Capitan Fracassa una corrispondenza sensazionale. La sorte aveva poi messi questi tre grandi davanti a un avvenimento di eccezionale importanza: pochi giorni dopo il loro arrivo, Garibaldi spirò e fu cremato lì a Caprera. Scarfoglio mandò una corrispondenza dal titolo “Il rogo”. D’Annunzio tacque sulla morte del Dittatore, ma scrisse in lode del vino d’Oliena le cose più belle; scrisse dopo essere rimasto con gli amici quattro giorni a letto, fradicio, in soave delirio per aver bevuto di casa in casa, ospite onorato, quel vino che ti dà una potente nostalgia del paradiso terrestre. E se ne ricorda ancora , trent’anni dopo, nella prefazione che ha fatto alla Guida spirituale alle osterie italiane, da Verona a Capri di Hans Barth. Erano sullo stradone che scende a Nuoro, e Pascarella diceva di essere in Senato, togato, e “faceva l’atto di accogliere al petto le pieghe della destra parte e di comporre sul braccio sinistro quella specie di tracolla che dicevasi in Roma il seno della toga”. Passata la sbornia e tornato a Nuoro, D’Annunzio trovò all’albergo la prima copia della prima edizione del Canto Novo; col libro in mano, come una palma di Vittoria, il Poeta voleva ritornare a Oliena a bere e a festeggiare il suo ingresso nel regno degli immortali>>.

 

(Francesco Zedda, “Le vie d’Italia”)

 

     

 

Gabriele D'Annunzio, elogio del vino di Oliena

 

"Ma se pur vorrete sostare alla foce d'Arno, qui dove fra tanta acqua dolce e amara vive il vostro amico scandolezzatore e attende alla sua opera corruttrice che anche una volta è per offendere la veneranda virtù dei contemporanei, io vi prometto di sacrificare alla vostra sete un boccione d'olente vino d'Oliena serbato da moltissimi anni in memoria della più vasta sbornia di cui sia stato io testimone e complice. Non conoscete il Nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi, lasso! Io son certo che, ........".

 

Marina di Pisa, ottobre 1909

 

(clicca a destra o sull'immagine per leggere e/o scaricare tutta la lettera)

       

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